sabato 9 dicembre 2017

#perdersinmountainbike

"Da allora ho cominciato a coltivare gli allenamenti necessari per non perdere lo stupore per strada, per continuare ad essere curioso, per rendere onore al mistero." Così scrive Marco Baliani. E mi ci ritrovo in queste parole e me le ritrovo in ogni mia azione, tra le mura di casa e tra i monti. Azioni da cui scaturisce il costante desiderio di non perderne il vissuto intimo e profondo, cercando di fissarlo nella scrittura, nel tentativo goffo di farne racconto. Pedalare a volte diventa solo un pretesto, un'occasione per questi particolari allenamenti, in cui con curiosità si esplora e con stupore si scopre. "Per cercare davvero stupore e curiosità occorre coltivare un'infanzia perenne, ma non quell'infanzia che abbiamo attraversato e di cui ricordiamo poco o nulla, bensì un'infanzia matura, con tutta la vita vissuta che ci portiamo dentro"

venerdì 8 dicembre 2017

#perdersinmountainbike


Galleggiare sulle cime innevate. Tuffarsi nel blu di un fiordo alpino. Godere nel sentire le ruote aderire al terreno, tra fango e neve. Continuare a stupirsi del mondo che ti viene incontro, curva dopo curva. Restare senza parole e con il fiato corto. Respirare ogni dettaglio che lo sguardo cattura. 

#verticalorme #mtb #visitlakeiseo#versantesudedizioni — con Stefano Codazzipresso Corna Trentapassi.

giovedì 7 dicembre 2017

#perdersinmountainbike




"Il senso delle cose, 
si racconta con
parole silenziose"
Cristina Donà

Un altro venerdì pomeriggio è passato. Ancora in bicicletta. Ancora solo. Ancora tra le mie montagne. Ancora canticchiando una canzone. Ancora a cercare una traccia. Ancora a rincorrere parole, tra i silenzi di boschi addormentati.


#verticalorme #mtb #visitbergamo#versantesudedizioni Cristina Donà
 — presso Cene.

mercoledì 6 dicembre 2017

#APPUNTI - Un piatto


Una poesia di terra cotta,
scritta con sapienza e abilità.
Parole d'argilla, 
d'acqua e di fuoco.
Equilibrata misura,
giusto impasto,
esatta temperatura.
E le mani del poeta:
a dare la giusta forma,
a fissare il giusto colore,
a condurre la giusta cottura.
Con attenzione, 
delicatezza e cura.
Anche se,
è solo un piatto.
Piccola poesia
di terra cotta.

@vannigritti_arteceramica
 — presso Verdello.

martedì 5 dicembre 2017

#perdersinmountainbike


In assortita compagnia
immobili ce ne stavamo.
Lì, ad osservare la valle.


#mtb #verticalorme #lagodendine #visitbergamo#versantesudedizioni
 — presso Spinone al Lago.

40 #PICCOLESTORIE - Rimbambito

“Sai una cosa, disse. Con gli anni stai diventando un po’ rimbambito, lo sai? 
Be’, dobbiamo pur divertirci, no? 
Dobbiamo pur divertirci in qualche modo nella vita.”
Kent Haruf – Crepuscolo

Scendo dal furgone e la figlia di uno degli amici mi squadra da capo a piedi. “Ciao!” Esclamo. Ma capisco che qualcosa non va e mi faccio zitto, immediatamente. Lei, la piccola, lancia uno sguardo severo e di sufficienza, e dice: “Perché sei in giro solo con i calzini? Non si cammina per strada senza scarpe!” Sembra quasi che scuota un poco il capo in segno di disapprovazione. Poi, alzando gli occhi al cielo, guarda suo papà con un’espressione che sembra quasi un rimprovero, anzi certamente è un rimprovero, come a dire: “Babbo! Ma che razza di amici hai? Sono proprio strani. E fanno cose strane.” Abbasso lo sguardo e osservo i miei piedi, muovo le dita dentro le calzette a righe, nere e verdi, come volessi farli sprofondare e nascondere nella sabbia. Ma quello che calpesto è l’asfalto di un marciapiede, non la sabbia di una spiaggia, e i piedi non scompaiono anzi sono ancora più buffi e fuori luogo. Intanto lei, la bimba, continua ad osservarmi severa, attendendo una spiegazione. Le sorrido mentre dico: “Ho le scarpe fradice. Le ho bagnate pedalando nella neve, e questi erano gli unici calzini asciutti che mi sono restati”. La risposta non la soddisfa, lo si percepisce con evidenza, non so come darle torto. Anche perché la risposta esatta sarebbe un’altra. “Vedi piccola, tu non hai di fronte una persona adulta, matura e responsabile. Tu hai di fronte un pirlone che a dicembre, con il primo gelo e con la prima neve, va a farsi un giro in mountain-bike con le scarpette leggere ed i calzini di cotone, per giunta senza un paio di scarpe di ricambio, nemmeno nel furgone. Un vero genio a cui la sua mamma direbbe – A tà ma some'et prope  ù rembambit!” Però questo non glielo posso raccontare, perché mi sento come un monello colto con le mani nella marmellata, anche se ho già passato da un bel poco i cinquanta, anche se mi è chiaro che la bimba mi ha sgamato. Come mi sgamava sempre mia mamma quando me ne tornavo a casa intirizzito, dopo un pomeriggio a giocare nella neve, e cercavo di convincerla che non avevo freddo e non ero neppure bagnato, magari solo un poco, ma poco poco; anche se in realtà ero fradicio sino alle mutande e mi sarei cacciato nella stufa pur di scaldarmi velocemente. Quindi, ora, non mi resta altro che abbozzare e sorridere alla bimba che, nel frattempo, si è già distratta con il babbo. Lui, il babbo, cioè il mio amico, le fa vedere come nel furgone, se togli la bici, c’è pure il letto per dormire, il posto per cucinare e anche il bagno. Lei curiosa osserva e quando saluto gli amici, la saluto e le chiedo: “Allora! Ti piacerebbe fare una vacanza con il furgone? Se vuoi lo presto al babbo.” Lei mi guarda e, con uno sguardo tra lo schifato e il distratto, risponde secca: “No!”. Abbozzo per la seconda volta e con la coda tra le gambe, i piedi senza scarpe e ormai tornati freddi, risalgo sul furgone e riparto. Mentre guido con una mano tocco le scarpe, posate lì a fianco, sono ancora fradice. Alzo il riscaldamento al massimo e apro solo le bocchette che soffiano aria calda verso il basso. La musica riparte e penso. Penso alla neve che mi ha infradiciato le scarpe e le calze. Penso ai riflessi del sole sulle acque del lago. Penso al gelo fottutissimo che mi ha morso i piedi durante tutta la discesa. Penso al cielo blu che incorniciava montagne da cartolina. Penso alle ruote della mia bicicletta che si aprivano una traccia nella crosta bianca. Penso allo stupore che si rinnovava ad ogni passo, ad ogni pedalata. Penso a quel misto di neve, terra e foglie che schizzava in ogni dove al passaggio della bicicletta. Penso alle battute di Stefano e al piacere di essere in compagnia. Penso ai tentativi maldestri di controllare le traiettorie in curva e sul ripido. Penso alle mille foto scattate. Penso alle due capriole, finite in un letto morbido e freddo di foglie e neve. Ho ripensato anche a quante volte mi sono ripetuto: “Sei un vero rimbambito, ma cosa avevi in testa quando hai scelto queste scarpe leggere?”. Anche se sono state molte di più le volte che, meravigliati e felici, con il mio compagno di avventure ci siamo detti: “Ma quanto bello è questo posto? Ma quanto bello è pedalare nella neve?”
Diamine! Sono già arrivato al parcheggio. Ora queste cazzo di scarpe fradice mi tocca proprio rimetterle, anche solo per salire le scalinate del borgo. Le infilo con circospezione e mi incammino verso casa. Un sorriso da rimbambito mi si stampa sulle labbra.

lunedì 4 dicembre 2017

#perdersinmountainbike


Fermiamoci qui!
Cosa?
Un attimo dai!
Mah!
Dai, fermiamoci! È un bel posto. No?
Vabbè!
Scendo e la appoggio ad un paletto di castagno infisso nel terreno, al bordo del sentiero. Sfilo la borraccia dallo zaino e mi siedo su un blocco di calcare che sbuca tra le foglie. Bevo. L'acqua è fredda e sa di metallo, me la rigiro in bocca prima di buttarla giù nello stomaco.
Osservo.
Un impasto di colori che macerano nell'umidità dell'aria, lo respiro e ne trattengo i riflessi nei polmoni. Al suolo sostanza organica in lenta decomposizione, ne sento il profumo pungente che sale nelle narici.
Lei se ne sta lì. Quieta e, all'apparenza, indifferente.
Hai ragione! È proprio un bel posto.
Che ti dicevo?
Già!
Però adesso alza quel sedere e ripartiamo. La strada da fare è ancora lunga.
#verticalorme #mtb #lagodendine #visitbergamo#versantesudedizioni
 — presso Bianzano.

giovedì 23 novembre 2017

39 #PICCOLESTORIE - Abbiamo bisogno di ..


Oggi ho pedalato tutto il giorno, in compagnia degli amici, esplorando i miei monti. I luoghi che più amo. Ogni incontro è stata un'occasione per fermarsi e fare due chiacchiere o anche solo due battute o semplicemente un saluto. Il vecchio che curava l'orto, il signore che bruciava lo strame, la vecchina che attraversava la strada, il gestore del rifugio, i boscaioli all'opera, gli escursionisti, il contadino fuori dalla stalla, il ragazzo con il trattore che trasportava il fieno. Due persone ci hanno anche regalato il loro nome. Sonia, in vetta, oltre che sopportare una banda di bikers caciaroni, ci ha fatto pure delle belle foto e Isacco, che fa il contadino, al suo ristoro dei Cinque Abeti, ci ha fatto ridere come matti, oltre che rifocillarci con i prodotti della sua terra. La Cima Colombina sopra di noi e il lago d'Iseo ai nostri piedi. Nel mezzo infiniti luoghi in cui lo sguardo può vagare e trovare tutto: il simile e il diverso, l'unico e il molteplice, la semplicità e la ricchezza, l silenzio e i suoni, la luce e i colori. Tutto a nostra disposizione, da cogliere liberamente con lo sguardo. Poi, mentre calava il buio, ho salutato gli amici, disceso le valli e attraversato un pezzo di pianura. Ho raggiunto Cristina per partecipare all'incontro con il poeta Franco Arminio. E lui, Arminio, esordisce chiedendo a qualcuno di leggere una sua poesia nel proprio dialetto, un signore di Treviglio si è alzato e l'ha letta in bergamasco. Prima di lui hanno letto anche due signore, nei loro dialetti, una barese e l'altra della sarda. Mi sono emozionato. Se c'è un senso nel mio andare per monti e in questa giornata di fine autunno, lo si trova tutto in questa poesia di Franco Arminio che recita così:
“Abbiamo bisogno di contadini,
di poeti, gente che sa fare il pane,
che ama gli alberi e riconosce il vento.
Più che l’anno della crescita,
ci vorrebbe l’anno dell’attenzione.
Attenzione a chi cade, al sole che nasce
e che muore, ai ragazzi che crescono,
attenzione anche a un semplice lampione,
a un muro scrostato.
Oggi essere rivoluzionari significa togliere
più che aggiungere, rallentare più che accelerare,
significa dare valore al silenzio, alla luce,
alla fragilità, alla dolcezza"
 — presso Ceratello.

mercoledì 22 novembre 2017

#perdersinmountainbike

Avete presente le vecchie cabine? Si, proprio le cabine telefoniche, quelle con la scritta SIP sull'insegna gialla e circolare, quelle che funzionavano con i gettoni e, prima che scomparissero con l'avvento dei telefonini, con le schede.
Oggi arrivo sulla piazza del piccolo borgo di Ceratello, da dove si gode di un panorama spettacolare sul lago d'Iseo, e la mia attenzione non va al lago ma viene catturata da una vecchia cabina, solo che all'insegna SIP hanno sostituito un pannello in legno con scritto BIBLIOCABINA. Mi avvicino. Apro le ante ed è piena zeppa di libri, in ordine su scaffali ed espositori. Sorrido e mi sento di buon umore. Queste sono piccole cose, segni di cura che una piccola comunità, arroccata tra i monti, dedica a se stessa e ai visitatori. "Perché la cultura è il primo indice di civiltà" recita un punto del decalogo, che inizia con una parola magica: Meraviglie. Leggo il decalogo, prendo un libro a caso e lo sfoglio, lo ripongo, faccio una foto, riprendo la mia bici e riparto. Mi sento più leggero, più felice ed ottimista.
MERAVIGLIE
Bibliocabina "Il Cerro"Decalogo
1 - La cultura non ha età e non ha tempo
2 - La cultura non è detto ricchi e non è dei poveri
3 - La cultura è il primo indice di civiltà
4 - Questi libri sono per tutti

...

martedì 21 novembre 2017

#perdersinmountainbike

Ruote grandi e ruote piccole, ingranaggi e meccaniche. 
Ruote immobili e ruote che girano, catene, ingranaggi e pulegge. 
E se non sei tu a farle girare, ci sarà sempre qualcuno o qualcosa d'altro che se ne farà carico. 
E non tiriamo in ballo la grande metafora della vita, 
queste alla fine della fiera sono solo 
ruote che girano.

venerdì 17 novembre 2017

#perdersinmountainbike

E poi, 
quando arrivi in cima, 
si apre un mondo 
davanti agli occhi. 
Geografie da immaginare, 
sprofondate tra i vapori 
delle nubi e delle nebbie.

#verticalorme #mtb #lagodendine#lagodiseo #visitlakeiseo #visitbergamo — conCarlo Cortinovis

#perdersinmountainbike

Ci si deve perdere.
Abbandonare la strada conosciuta. 
Essere pronti a lasciarsi stupire. 
Solo così potremo godere di nuove sorprese. 
E se ci si accorge di avere sbagliato? 
Poche balle! 
Si scende dalla bici e la si spinge,
per ritornare sulla retta via. 
Nuovamente pronti a perdersi. 
Recidivi, sempre.

#verticalorme #mtb#lagodendine #lagodiseo #visitlakeiseo#visitbergamo #versantesudedizioni — con Carlo Cortinovis

giovedì 16 novembre 2017

#perdersinmountainbike

A volte sono convinto di essere io 
a condurla per sentieri, 
di essere io a superare ostacoli. 
Povero illuso. 
Poi mi rendo conto che io 
devo solo cercare 
di restare in equilibrio, 
perché al resto pensa tutto lei. 
Allora mi rilasso e la lascio fare.

#lagodiseo #mtb #verticalorme #versantesudedizioni
— presso Adrara San Rocco.

#perdersinmountainbike

Andare in MTB richiede attenzione, per non mettersi nel pericolo. 
Massimo rispetto alla segnaletica stradale. 
Procedo circospetto.

 #lagodiseo #vallibergamasche #mtb#verticalorme #versantesudedizioni — presso Adrara San Rocco.

mercoledì 15 novembre 2017

martedì 14 novembre 2017

#APPUNTI - Geometrie

Geometrie seducenti, 
il suono.
Geometrie seducenti, 
lo sguardo.
Geometrie seducenti, 
il profumo.

#APPUNTI – Solo


Solitamente solo
sul filo, osservo.
Di qua o di là,
ombra o luce.
Fermamente solo
sul filo, rifletto.
Prima o poi,
un giorno o l’altro
il cammino verrà,
timidi passi tra
terra e cielo.
Ora non ho fretta
e qui, resto
meravigliosamente solo.

#APPUNTI - Come

Come luce tra gli alberi
Voglio perdermi
Come foglia nel vento

lunedì 13 novembre 2017

#APPUNTI - Notte

Notte di luna e
stelle buone
Notte di stanchezza e
corpi che danzano
Notte di musica e
Cristina non da
Tregua
Notte buona e
La luna è liquida

"Cristina Donà live - Tregua 1997 2017 Stelle Buone"

38 #PICCOLESTORIE – Fuori piombo.



Strana gente quella di laguna, per me che vengo dai monti. Ogni volta, che torno a girovagare per queste terre di acqua e di fango, li scruto e curioso osservo lo spazio e i paesaggi del loro vivere, per restarne ogni volta affascinato.
Però c'è questa cosa dei campanili fuori piombo che un poco mi inquieta. Quando appaiono nel mio orizzonte calamitano sempre la mia attenzione. Il mio sguardo torna quindi spesso ad osservare queste geometrie che si ribellano alla verticale, come a volere cercare la conferma di non avere le traveggole. Ma non c'è verso, sono proprio fuori piombo, loro non io, e sembra che nessuno ci faccia caso e se ne preoccupi. A Burano però se ne sono accorti, infatti lo hanno chiamato il "campanìl storto". A Torcello invece non è ancora storto abbastanza per essere degno di un nomignolo. Sarà che in laguna da sempre tutto si fonda su acqua, legno e fango e faccio fatica a capacitarmi che tanta meraviglia sia scaturita e appoggiata su un equilibrio così delicato. Massimo rispetto alla gente di laguna. E domani, al mio rientro tra i monti, quando scenderò in cantina, con uno sguardo diverso rinnoverò il rito di osservare, compiaciuto, le pietre dei muri portanti della mia casa, ben fondate sulla nuda roccia. Anche se forse essere a piombo non è una cosa tanto importante e ci si può serenamente convivere.

venerdì 10 novembre 2017

#APPUNTI - CON CURA

"Dalla complessità,
dalle distanze,
dalle infinite differenze
invisibili fili convergono:

a tessere ricchezza,
relazioni,
a costruire nuove trame,
legami,
a rammendare abiti,
esistenze.

Il diverso, il lontano
tesori di cui avere cura,
fili e colori per ricucire:
stoffe
che raccontano storie,
panni
per avvolgere sogni,
pezze
a narrare nuove vite.
Con cura."



Installazione - Lee Mingwei "The mending project"
Viva Arte Viva - Biennale Arte - Arsenale - Venezia
BiennaleArte2017 • #VivaArteViva

47 #UNIMMAGINEDICEPIUDIMILLEPAROLE - La sfida

Domenica 29 ottobre 2017, 15:35:00 - Arsenale (Venezia)
In ogni muro c'è una porta.
Cercarla e scovarla è la sfida.




“Doorway” (2015) VADIM FIŠKIN
Arsenale / Padiglione del Tempo e dell’Infinito
#BiennaleArte2017 • #VivaArteViva

giovedì 9 novembre 2017

37 #PICCOLESTORIE - #SETTESOLOSETTE: IMPROBABILE DIARIO DI UN VIAGGIO

I piccoli ingaggi mi garbano, un poco meno le regole. Vero Donella? Quindi si fa a modo mio. Cosa c'è di meglio per iniziare, se non partire con una fotografia a colori? Dove però vi è solo il nero della notte e il bianco della Luna, i suoi riflessi sull'acqua. E poi cosa è questa storia di non mettere nessun commento? Se un immagine dice più di mille parole, le parole a volte toccano nel profondo evocando miriadi d’immagini.

"C'è una tenerezza
oggi
negli alberi,
quanta scapigliata bellezza
oggi
sotto vento."
Chandra Livia Candiani

Tenerezza e bellezza, egggià!
Ieri sera scendendo dal Monte Oddeu l'ho visto. Dai campi solcati di grigio calcare si erge un ginepro secolare. Meravigliosa scultura vivente che unisce la terra al cielo. Mi fermo sotto la sua chioma. Fatico ad abbracciarlo, ci provo. Poi poso la mano sul tronco ritorto. Lo ascolto. Alzo lo sguardo. Seguo le venature e i rami che si aprono in ogni dove. Mi chiedo: ma quante storie ha visto questo essere? Tenace nel succhiare minerali e umidità dalla terra. Fiero nel cogliere la luce del sole. Operoso nel trasformare tutto ciò in cibo. Caparbio nel crescere sulla roccia, giorno dopo giorno, anno dopo anno, secolo dopo secolo. Silenzioso. E il vento di tramontana freddo gli scompiglia la chioma. Silenzioso lo saluto e continuo a scendere.

"All'erta
all'erta come l'insetto sul filo
del vento
in accurato ascolto"
Chandra Livia Candiani

Mentre salgo verso il Monte Bonacoa mi guardo attorno. Ad ogni passo il ghiaietto scricchiola e suona sotto le suole, lo ascolto. Quando i lecci: lasciano spazio, la luce irrompe sul cammino e il cielo si spalanca. Lo sguardo percorre l'intero arco della linea di costa, cucitura di pietra candida, tra i verdi della macchia e i blu del mare. Mi rimetto in cammino, osservo i miei piedi che avanzano e lo vedo. In un fascio di luce risplende la corazza cangiante, che meraviglia. Mi fermo, mi chino e osservo curioso. Osservo questo suo andare distratto tra il pietrisco, apparentemente senza meta. Un poco mi ci riconosco, questo andare per sassi, in cui solo tu trovi un senso. Chissà, forse anche lui si guarda attorno e vede tanta bellezza. Forse anche lui prova un gran piacere da questo "inutile" girellare in giro in un mondo fatto di pietre e boschi. Lo seguo, quasi mi ci affeziono, sicuramente lui non mi vede, nemmeno sa che esisto. E un'immagine mi viene alla mente. Un'immagine di me che giro in giro in questo pezzo di mondo ed un gigante, che nemmeno io vedo, se ne sta fermo a gambe larghe e mi osserva scuotendo la testa e dicendo tra se e se "Ma questo insettino, cosa sta combinando?" Incasso la testa tra le spalle e guardo in alto per avere la conferma che nessun gigante mi sovrasti. Un ultimo sguardo al mio insetto e in allerta riprendo l'erta salita.

"Il vuoto sarà vasto
e alto e profondo
lo chiamerai carezza."
Chandra Livia Candiani

Se arrampicare è per me qualcosa di intimo e quotidiano (o quasi), arrampicare in certi luoghi è qualcosa di unico. Ma tant'è, che oggi sono qui e quindi vi beccate uno scatto dalla Aguglia di Goloritzé. A vent'anni di distanza torno su questa cima, ma il fatto eccezionale è che ci torno con la medesima compagna di cordata di allora. Verena è un'amica speciale, e quando si ha una certa età ci si può permettere pure di dire: un'amica di vecchia data. Essere ancora qui sull'esile cima di questa guglia, affacciata su uno degli angoli più incantevoli del Mediterraneo, mi emoziona e mi commuove. La osservo mentre mi raggiunge all'ultima sosta e scala in equilibrio tra cielo, roccia e mare. Il vuoto qui è diverso, sale da ogni parte, per perdersi negli azzurri del cielo. Un vuoto che carezza rocce grigie, perfette, cesellate dal tempo, dall'acqua e dal vento. Poi c'è il mare, la in basso, con le sue profondità fatte di turchesi, di smeraldi e di cobalto. E l'orizzonte, dove tutto si fonde e lo sguardo si perde. E qui in cima ci siamo noi, la nostra cordata, le nostre storie, il nostro essere. E c'è lei, Verena, con gli occhi che brillano e con la sua risata fragorosa che travolge e coinvolge. Ce ne stiamo seduti a chiacchierare, come su un davanzale, con i piedi a penzoloni nel vuoto. Lei, qui, c'è già salita cinque volte, da quattro linee differenti. Ci godiamo il sole e un sorso d'acqua e la soddisfazione di starcene appollaiati qui, mentre ombre di monti si allungano sul mare e gli ultimi bagnanti lasciano la minuta spiaggia. Poi mi racconta di quando con Mario e Beppe, gli ideatori di Selvaggio Blu, hanno fatto la prima traversata di questo trekking alpinistico. Infine restiamo in silenzio e prepariamo le doppie, ognuno assorto nei propri pensieri. Mentre scendo inizio a pregustarmi il piacere della nuotata ristoratrice che mi attende. E mi chiedo a cosa starà pensando la mia amica. Alla prima volta che è salita sulla Aguglia? Quando tutto era più selvaggio e l'unica via era quella dei “Mulini a vento” di Manolo e Gogna? Al fuoco dei bivacchi in riva al mare? Chissà! Certo è che in questo pezzo di terra ha lasciato un poco del suo cuore.

"Ti vedo guardare
e non importa cosa
invidio tutto
tutto il radioso
che entra nel tuo sguardo"
Chandra Livia Candiani

Paesaggi quotidiani, paesaggi di viaggio. Poi c'è tutto ciò che quotidiano non è, e che contribuisce ugualmente a farci stare bene. Ci sono i viaggi. Ci sono le scalate lontano da casa. C'è un mondo sconosciuto da esplorare per poi tornare a casa un poco cambiati, un poco diversi.
E ti ritrovi, dopo essere sceso dalla parete, seduto all'ombra di un carrubo. Corde e moschettoni abbandonati tra i sassi. Le mani sporche che stringono un pezzo di pane e un pomodoro. E mentre mastichi osservi un paesaggio fatto di mare, di luce, di vento, di pietra, di profumi, di suoni, di solitudine. E ti senti felice anche se una sottile tristezza ti attraversa e non ti lascia e prende posto nel tuo petto. Perché in certi momenti l'assenza di chi non può essere lì, al tuo fianco, a condividere tanta bellezza, un segno lo lascia.

"Splendore
c'è splendore oggi
contro il cielo cieco,
gli alberi dormono
con fierezza,
c'è silenzio
molto largo
lì sotto
dove vive l'acqua."
Chandra Livia Candiani

Fanculo alle regole! Il seidisette ve lo pigliate a colori. Altrimenti, a raccontarli tutti, mi viene su spessa: traduzione letterale di una locuzione bergamasca che mi ripeteva sovente mio nonno "Mauri! Òciò, perchè issé la é sö spèssa". Oppure come direbbe mio figlio: "Dai! Non c'ho lo sbatti di raccontare tutti sti colori, guardateli che fai prima". O più semplicemente questa foto deve restare a colori e basta. Perché, dopo tutto questo pippotto, quello che voglio raccontare è altro. 
Alla fine cosa mi porto a casa? Non sono le parole, no. Non sono le immagini, nemmeno. E le emozioni? Forse.
Ciò che mi resta.
Croste di sangue,
discrete decorazioni.
Gambe graffiate,
uncinate spine di Smilex.
Ginocchia sbucciate,
affilate gocce di calcare.
Polpastrelli spellati, 
abrasivi appigli di roccia.
Collo ustionato,
ostinatamente rivolto al sole.
Pelle salata,
un ultimo bagno.
Volto abbronzato,
barba sfatta.
labbra che sanno
di salsedine.

E, infine, un libro 
poesie, amiche
e compagne, pagine
sgualcite tra le mani.

La luna, calante,
sorge, nel cuore
della notte, solitaria
si avvicina
al suo ultimo quarto.
È ora di tornare.
L'ingaggio "Seven day" di Donella è arrivato con un tempismo perfetto, nemmeno ci fossimo messi d'accordo. La terra di Sardegna e le poesie di Chandra Livia Candiani hanno fatto il resto. Ora procuratevi due cose: "Fatto vivo" l'ultima raccolta di versi della Candiani e un biglietto per la Sardegna. Il viaggio si deve fare in nave però, perché questo avvicinamento lento e notturno lascia il giusto tempo per prendersi lo spazio ed adeguarsi ai ritmi del mare e dell'isola.


"Dammi l'acqua
dammi la mano
dammi la tua parola
che siamo,
nello stesso mondo."
Fatti vivo - Chandra Livia Candiani